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sabato 27 febbraio 2010

Il programma elettorale di cetto laqualunque - Totò Vota Antonio Albanese - ITALIANI!...Che tempo che fa

Che tempo che fa - Totò Vota Antonio Albanese - ITALIANI!...
Il programma elettorale di cetto laqualunque

Ciao! Il Paesaggio la Costa la Storia la Civiltà: li vogliamo "salutare/i"? ciao maledetto ciao G. Nannini

Ciao! Il Paesaggio la Costa la Storia la Civiltà: li vogliamo "salutare/i"?
Ciao in inglese si dice "Hello" o "Hi" quando ci si incontra; "Bye Bye" quando ci si lascia.
Lasciare Libero il Passaggio! - Lasciare Libero il Paesaggio!



Gianna Nannini - ciao maledetto ciao

Che Tempo che fa - Antonio Albanese - l'on. cetto laqualunque

L'on. cetto laqualunque - Antonio Albanese - Che Tempo che fa



venerdì 26 febbraio 2010

La pioggia viola - Il polpo - Toti & Tata - Gianni Ciardo

La pioggia viola - Il polpo - Toti & Tata - Gianni Ciardo

La morte du pulpe iè la cepodde! La piovra al Supercinema - Gianni Ciardo

La morte du pulpe iè la cepodde!
La piovra al Supercinema
Gianni Ciardo (Zelig Off 13.12.05)

Standard oil

U Pulpe se cosch' jind' all'acqua sòa stess'! - Il Polpo si cuoce dentro la sua stessa acqua!

U Pulpe se cosch' jind' all'acqua sòa stess'! 
Il Polpo si cuoce dentro la sua stessa acqua!
Il Polpo in pentola sul fuoco, caccia acqua da sè e si cucina in quella. Si spegne il fuoco e si lascia raffreddare nella sua stessa acqua (da qui il proverbio).
Si usa questo detto verso chi non vuole convincersi di una determinata cosa, quindi  si vuole significare:
"fallo meditare, che prima o poi si renderà conto da solo; lascialo perdere che quando si scotterà, verrà in sè e si "raffredderà" da solo."
Quando si fa qualcosa che non si dovrebbe e si arreca danno a qualcuno, c'è la possibilità che l'  azione si ritorca contro noi stessi.
L'altro significato è che nonostante gli sforzi per consolare una persona, il dolore resta e c'è bisogno di tempo per farlo passare. 

U Pulpe Barese - Il Polpo Barese

Poesia sul polpo barese  

La malasorte du pulpe barese

Mmenz a tutte l'anmàl ca stonn ò munn stè iun ca ìind a 'mmar, affùnn affùnn, pass la vita sò, ìind a nu mod stran, dìscene ca iè fess e ca mà advènd anziàn...
... U pulp! Tìnere d' cor', d' la pelòs se iè 'nnamràt e stu fatt, sop alla terr, tand s'ha saput', ca p' pizzcàue nn ge vol tand esperiènz, avàst nu spaghe, nu stezz d' p'lòs e la pascènz.
La chedd d'ù pulp, allòr, iè na vita amàr, ma ù chiù sfortunàt iè cudd ca nàsce a Bàar: la vita sò, iè normàl all'ald vann d' la terr, ma dò, p' ìidde iè na traggèdiìe, iè pèsce d' na uèrr.
Appèn ven pizzcàt, accòm ved la prima lùsce, all'anvàm nu muèzzche n-gàp, angòr se ne fùsce; e minz stirdsciùt, p'ù d'lòr e p'ù schkànd, ìind a nudd se send terà tutt l'ndràm.
Non fàsce attìmb a penzà: "Ma cuss iè matt?"... Ca ù Barès ù auànd e ù acchemmènz a sbatt che tutt la forz e le nirv sop alle chiangùn, le cirr s'arrzzèscene e ièss tanda schkùm.
La tortùr non ha fernùt, ù Barès insìst e fort skeduèsce ù pulp ìind ò canìstr: cert, p'tutt esìst la nascìt, la vit e la mort, ma chedd d'ù pulp barès iè na vera malasòrt!

La malasorte del polpo barese

Fra tutti gli animali che esistono al mondo ce n'è uno che, nel mare più profondo, vive la sua vita in un modo strano, dicono sia un ingenuo e che mai diventi anziano.
...Il polpo, tenero di cuore, della pelosa (del granchio) s'è innamorato, e sulla terra, questo, è tanto conosciuto che per pescarlo non occorre tanta esperienza: basta uno spago, un pezzo di granchio e la pazienza.
Quella del polpo è allora, una vita amara, ma il più sfortunato è quello che nasce a Bari; nel resto della terra la sua vita è normale, ma qui per lui è peggio di una guerra!
Appena viene pescato e vede la prima luce, subito un morso in testa, perché non scappi via; e mezzo stordito dal dolore e dallo spavento, in un attimo si sente già svuotare il ventre.
Non fa in tempo a pensare: "Ma questo è matto!", che il Barese lo afferra e comincia a sbatterlo con tutta la forza e i nervi sugli scogli, i tentacoli si arricciano e fanno tanta schiuma.
La tortura non è finita, il Barese insiste, e con forza muove il polpo dentro un cesto; certo, per tutti esistono la nascita, la vita e la morte, ma quella del polpo barese è una vera malasorte!

e VEDI CHE TI MANGI!... VEDI!!... YES extra virgin OLIVE OIL on my RISO PATATE & COZZE!

e VEDI CHE TI MANGI!...VEDI!!
YES !
Only Extra Virgin OLIVE OIL on my
RISO PATATE & COZZE




























Patane Ris' e Cozz'! Ris' Cozz' e Patane! - Tiella alla Barese Remix
...e vedi che ti mangi!...vedi!...
...mondiale!...
...ooh...iè prond'!? Mè annusce!! :D

http://www.youtube.com/watch?v=50njRGau33Q
  

YES extra virgin OLIVE OIL on my seafood salad!





YES extra virgin OLIVE OIL on my seafood salad!


Ma guarda un "P......O" nel Mare Adriatico!... NO OIL ON MY SEAFOOD SALAD!!

Ma guarda un "P......O" nel Mare Adriatico!...










NO OIL ON MY SEAFOOD SALAD!

giovedì 25 febbraio 2010

Ma guarda un "PO"! ...l' inquinamento... - Eppure (il vento) soffia (ancora). P. Bertoli

Ma guarda un "PO"! ...l' inquinamento... - Eppure (il vento) soffia (ancora). P. Bertoli


E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte
un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita
invece le porta la morte perché è radioattiva
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie



Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario
e presto la chiave nascosta di nuovi segreti
così copriranno di fango persino i pianeti
vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli
i crimini contro la vita li chiamano errori


Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie



eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli

Eppure il vento soffia ancora!!!

sabato 13 febbraio 2010

L'Albero della Vita


















L'Albero della Vita
Ha proprio l'immagine di un albero rovesciato l'insieme di trachea, bronchi e alveoli polmonari, un albero respiratorio che a ragione può definirsi "Albero della Vita". Attraverso di esso introduciamo nel corpo l'aria necessaria a rifornire di ossigeno tutte le cellule e gli organi. Dalla trachea, l'aria passa nei bronchi fino a raggiungere le ultime ramificazioni dell'albero, i bronchioli, e da lì a piccole cellette sferiche dalla parete sottilissima, gli alveoli polmonari. Se ne contano 300 milioni, che si sviluppano per una superficie di 100 metri quadrati. Hanno dimensioni microscopiche, il loro diametro è di 300 millesimi di millimetro, ma è attraverso la loro parete che avviene il passaggio di ossigeno al sangue e, con direzione contraria, il passaggio dell'anidride carbonica dal sangue agli alveoli.
La funzione respiratoria si svolge...respirando. Meccanicamente inspiriamo (passaggio dell'aria dall'esterno sino agli alveoli) ed espiriamo (passaggio dagli alveoli all'ambiente esterno).
L'aria che arriva agli alveoli porta con sè l'ossigeno, che viene ceduto al sangue che circola nei vasi capillari intorno agli alveoli, mentre l'anidride carbonica del sangue passa nell'aria. Al termine dello scambio, il sangue è più ricco di ossigeno e può distribuirlo a tutto il corpo.
L'Albero della Vita dispone anche di uno straordinario meccanismo difensivo, le "ciglia vibratili" che con il loro movimento ad ascensore e di tipo ondulatorio veicolano in alto, verso l'esterno, particelle di ogni tipo, tra cui le micro-particelle che vengono inglobate nel muco prodotto da cellule specializzate, per essere espettorate o deglutite. E' in questo modo che i germi vengono neutralizzati e annientati.

dall'opuscolo informativo della Lilt

venerdì 12 febbraio 2010

Andiamo a vedere Taranto...

Ai primi di luglio 1925
Andiamo a vedere Taranto, "patria soave", diceva con enfasi un archeologo barese di vaglia, col quale mi trovai a fare la gita mesi fa. Ti mostrerò al Museo le statuette tanagrine di tipo prassitelico, i vasi con sopra dipinte le figure dei drammi ellenici, la leggenda di Paride... Ci faremo condurre da Quagliati al punto dell'acropoli, dove fu scoperta l'ara sacra a Venere armata, adorata dai tarentini...
Si mescevano, nel mio compagno, i ricordi oraziani a quelli della potenza di Roma, la musica di Aristòsseno si confondeva con la politica di Agatocle e di Pirro, di Dionigi siracusano. Io pensavo alla potenza dei barbari, Apuli, Salentini, Lucani e Sanniti, che contenne l'espansionismo ellenico, talchè lo Stato rimase nella città, e al singolare ambiente che permise poi lo sviluppo del pitagorismo di Archita; e mi domandavo che mai andavo a fare a Taranto, qual parola vi avrei appreso.
Dopo la sella di Gioia del Colle, a metà circa della Bari-Taranto, che si eleva a 360 metri, dividendo la Murgia di Alberobello da quella di Spinazzola-Santeramo, il pianoro ondulato del Barese, coperto fin lì di vegetazione arborea intensissima, cambia del tutto di aspetto. Se i colli vicini salgono a quote anche più alte, la ferrovia discende per una zona pianeggiante, più misera, quella delle grandi proprietà, delle grandi colture granarie, così poco redditizie, fino al bosco lunghissimo di San Basilio, tutto ad elci e querce più o meno dense. A destra spicca su di un rilievo dolcissimo un piccolo cono grigio scuro ed azzurrino: la Murgia di Marzagaglia, monte Montursi, o già monte Camplo con la cima di Santa Trinità. Anche vorrei distinguere a sinistra monte S. Elia e, dietro monte Arìmini, sulla Taranto-Martina, il gigante della provincia dello Jonio, che si innalza a ben 529 metri, ma già c'incassiamo in una forte depressione verso Castellaneta, appena a 246 metri, lungo una profonda gravina che, costeggiando a sinistra la ferrovia, va prima parallela, poi irregolare e sempre più minacciosa; finchè dopo un lungo giro ad arco sbuchiamo da una galleria sulla cerchia digradante del Tarentino tutto verde, con in fondo il mare azzurro, qualche punto bianco di vele e di alti monti della Calabria.
L'arditissimo ponte di ferro dimostra ora la gravina vertiginosa in tutta la sua orrida scabrosità, con pareti a picco, rosse e gialle di calcare, con speroni formidabili, cui non hanno ancora corroso le nostre piene paurose. Ma verso Palagianello anche le gravine si raggentiliscono: fra i grossi sassi erratici spiccano le chiome rotonde degli ulivi; più giù ancora sono microscopiche e del tutto alberate, con qua e là qualche piccolo masso interrato. Veramente l'arco azzurrino del golfo pare, anche oggi, l'idilliaca cornice fittizia dell'antica città democratica e commerciale, ricca di mollezze, di delizie, di bei monumenti più che di virtù militari. Ed anche da vicino il paesaggio, prima più mosso, si acqueta e si distende in ripiani con piccole gibbosità intensamente alberate di ulivi, qua e là steppose e cespugliose. L'occhio cerca le cittadine di tufo, Castellaneta, Palagianello, poi Massafra a sinistra su di una murgetta ancora brulla e, lontano a destra, appena sollevato sul piano, Palagiano con le sue case disperse; ogni altra asprezza carsica di sassi ruinosi e nudi è lontana, sparita; ogni cavità squallida di questi dintorni rupestri, appianata nel sorriso dell'azzurro, come se questa terra non possa conoscere lagrime. E gli ulivi secolari pare escano ora da un bagno, giovenilmente; e dovunque susini bianchi e peri.
Ecco la punta della Rondinella, ecco il mare quasi a portata di mano, azzurro viola, caldo e cupo, sin dalla prima mattina, quasi quanto quello di Napoli, "l'innamorato mare" dei sognatori e degli stranieri; ma si ricorda ancora di qualche minaccia con i suoi lampi, con le sue striature di verde brusche e livide. Dall'altra parte, l'altra punta del golfo, S. Vito, di là dalle isolette foranee ancora azzurrognole; e la dolcezza del giallo-oro del terreno cretaceo e tufaceo, e un che di roseo e di latteo fra mare e isole.
Illusione di Arcadia: queste cittadine lungo la linea cominciano invece a conoscere la gioia moderna del lavoro e la febbre della ricchezza, sebbene non tutte pulite, mi assicura uno del luogo. Ci sono le cave del tufo, richiesto da ogni parte; l'ulivo è curato a puntino; c'è soprattutto l'industria del pomodoro, e dovunque le piccole stazioni ne sono ingombre. Da Palagianello, che serve di sbocco anche a Palagiano, partono ogni giorno, tra luglio ed agosto, decine di carri di pomodoro fresco, e il prezzo è di duecento lire a quintale, e la primizia primaverile si vende per più, molto più. E ci sono sul luogo anche fabbriche per la conservazione del pomodoro in scatola. Peccato che io non possa discendere! Cose note però: il principio di quella vita economica sicura, che ci permetterà, fra cinquant'anni, di avere finalmente una nostra vita civile: la nostra speranza.
Ma qual è la vita di questa Taranto di oggi?...

...io torno indietro a gironzolare nella Taranto vecchia. Il tempo, come qui, per incostanza di clima, avviene spesso, si è bruscamente messo al buio, e dall'altezza del ponte girevole l'ampia conca ellittica del Mare Piccolo e l'apertura di quello Grande sono serrate da una fumosità bigia ed indistinta, caligine e navi da guerra; ed a me piace di trovarvi altro che il sorriso coagulato e i sospiri, le mollezze e i languori della letteratura di occasione.
La città antica è dunque posta tuttora nell'isola originaria, lanciata a sbarrare i due mari, come una vecchia nave sdrucita, in pieno vento, e chi vuole recarsi alla nuova, giunto dalla stazione al ponte di pietre a porta Napoli e passatolo, prende di solito a destra la magnifica via che si affaccia sul porto mercantile a Mar Grande, "dietro alle mura", donde spazia sul molo, sui velieri e i piroscafi, sulle isole, nell'infinito di cielo e mare, ovvero l'altra, anch'essa esterna, a sinistra, lungo Mar Piccolo, "la marina" brulicante del piccolo commercio marinesco, tuttora grondante e raggiante di acqua a piè del negrore delle case popolari. Il ponte di ferro è, dicevo, all'altro estremo, di passaggio sulla terra ferma, alla città nuova. Nello stesso senso della lunghezza l'isola è attraversata da via Duomo, l'antica via, larga pochi metri, dei palazzi secenteschi, dal budello della "via di mezzo", tagliato in tutti i sensi da centinaia di altri budellini, non più larghi, proprio così, di un metro.
Bisogna avere il coraggio di insinuarsi per questa rete inestricabile: nulla di simile è altrove, in Puglia, nè in Italia.

Tommaso Fiore - "Un Popolo di Formiche" - Ed. Palomar
(leggi anche "Ciclovagando nei centri storici" - "Centri storici in bici" dal blog "Ciclostile di Vita") http://nnatuzzi.blogspot.com/2008/10/ciclovagando-nei-centri-storici.html

giovedì 11 febbraio 2010

Energie Rinnovabili di Pino Daniele

Le Energie Rinnovabili di Pino Daniele
Terra "Uomo" Aria Sole Acqua e... Musica Musica